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lunedì 6 giugno 2011

BIENNALE D'ARTE A VENEZIA


La giuria della 54ª Biennale Arte di Venezia ha assegnato il Leone d’oro come miglior artista della mostra Illuminazioni, curata da Bice Curiger, allo svizzero-americano Christian Marclay per The Clock.

Se capitate a Venezia, non mancate di visitarlo...
Il Leone d’oro come miglior partecipazione nazionale è andato al padiglione della Germania, dove le opere di Christoph Schlingensief danno vita a un percorso evocativo, struggente, tra la provocazione iconoclasta di Fassbinder, la passione «corporea» e combinatoria di Greenaway e la surreale tristezza di un Robert Walser trasfigurato cinematograficamente dai gemelli Quay. Il tutto racchiuso nell’ironica (ma credibile) struttura di una chiesa.
E se vi piace «entrare» nell’opera come in una casa, lì accanto c’è il padiglione dell’Inghilterra, dove Mike Nelson ha tentato un’operazione piuttosto simile, meno coinvolgente a livello intellettuale.



Sempre ieri sono stati assegnati il Leone d’argento all’«elettrico» Haroon Mirza, artista inglese che, come scrive la Curiger, «fa collidere mondi disparati immettendovi tensione», e speciali menzioni al padiglione della Lituania (per le opere raccolte in Behind the White Curtain, espositore Darius Miksys) e all’artista svedese, residente a Berlino, Klara Lidén. Quest’ultima scelta ha destato qualche dubbio: di fatto la Lidén ha portato alla Biennale solo dieci bidoni dell’immondizia recuperati in varie città occidentali. Secondo Jacques Testard questi bidoni, collocati in uno spazio espositivo, «assumono molteplici significati o nessuno», ma è più probabile la seconda. Infatti pochissimi si sono accorti che si trattava di un’opera d’arte.


L’Arte non è cosa nostra...All’interno del Padiglione Italia in Arsenale è esposto anche il Museo della Mafia,concepito dallo scenografo Cesare Inzerillo, portato da Salemi a Venezia, che offre il leit-motif dell’esposizione: “L’Arte non è cosa nostra”.


La Mostra degli artisti italiani nel Padiglione Italia del 2011 è un avvenimento senza precedenti dal momento che il curatore, Vittorio Sgarbi, in ragione della sua poliedrica personalità, ha voluto conferirgli una dimensione del tutto inconsueta.

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